mercoledì 30 dicembre 2009

il Leader perfetto


L'ultima volta è stato eletto presidente in un caldo mese di aprile, ottenendo una maggioranza schiacciante. Non era alla sua prima esperienza di governo. In passato ha dovuto lasciare per problemi giudiziari. Anche da questo sono nate le sue poco velate minacce all'indipendenza della magistratura, che da anni lo costringe a difendersi da accuse di corruzione. Se si sommano quest’ultime ad una condotta di vita privata da molti definita libertina, si capisce bene come il personaggio sia stato chiacchierato e spesso contestato. Nonostante tutto ciò, quest'uomo non più giovanotto, gode del sostegno di circa i due terzi dei suoi connazionali. Personalmente, pur ritenendo l'espressione democratica del favore popolare superiore a gran parte dei giudizi morali, sentirei comunque la necessità di un maggior contenuto di vera moralità in un capo di governo. Non credo infatti di cadere nel moralismo od in atteggiamenti da bacchettone, se dico che un leader politico deve sempre dimostrare un alto profilo etico e di rettitudine. Tuttavia capisco che tanti elettori, perfettamente consci dei discutibili difetti del personaggio, lo abbiano scelto come il più adatto a dare risposta ai loro problemi.


Che questo sia molto probabilmente vero appare chiaro se si scorrono i risultati che questo leader ha saputo raggiungere per il suo popolo. Ha costruito quasi tre milioni di case popolari per circa dieci milioni di persone (22% della popolazione); ha portato elettricità ed acqua pulita all’80% delle abitazioni; ha aumentato l’accesso ai servizi sanitari ed educativi gratuiti; ha assicurato il trattamento retrovirale al 60% dei circa sei milioni di malati di AIDS del suo paese(1). Nessun dubbio che i suoi elettori pensino a lui come al solo capace di affrontare le altre numerose sfide che attendono il governo. Infatti oggi il 24% di quella popolazione vive con meno di un dollaro al giorno, mentre il tasso di criminalità è tra i più alti al mondo e quello di disoccupazione attorno al 25%. Jacob Zuma, presidente del Sud Africa, si è quindi meritato, agli occhi di chi ha creduto in lui, l’onore e l’onere dell’alto incarico.

Altrove, in paesi che magari si definiscono più civilizzati, dovrebbero accadere cose simili. Anche gli elettori dei paesi più ricchi possono scegliere i loro governanti per quanto questi hanno dimostrato di sapere fare per loro. Ho l’impressione però che, almeno in un caso ben noto, si fatichi non poco a capire quante e quali cose gli attuali leader possano vantarsi di aver fatto per i cittadini. Da anni sento parlare di cose un pò troppo simili al “sesso degli angeli” od ai “massimi sistemi”, di concetti astratti, mentre vedo il mio paese impoverirsi e diventare sempre più spento. Se in Sud Africa le drammatiche condizioni di vita fanno stare tutti con i piedi per terra, attaccati alla vita reale, forse nei nostri bei paesi occidentali a prevalere, almeno in cabina elettorale, potrebbe essere l’attaccamento alla realtà virtuale.

Il voto politico non è un premio per le virtù morali. È un mandato a governare a chi si è ritenuto maggiormente capace ad amministrare i propri interessi di cittadino. Il secondo aspetto prevale necessariamente sul primo: ma ci deve essere!

Con un gesto estremo di onestà intellettuale dovremmo cambiare l’espressione “fare politica” in “parlare di politica”. E tra il dire ed il fare, si sa, c’è sempre di mezzo il mare. Quello stesso mare in cui, metaforicamente, e pieni di amore, dovremmo tutti buttare i nostri scadenti politici. 
 
(1) dati tratti E' AFRICA numero 1 di aprile 2009 - Bimestrale di informazione di "Medici con l'Africa CUAMM"

martedì 22 dicembre 2009

Buon Natale 2009
ai lettori di Lexcivilis ed alle loro famiglie.
Edoardo Capulli

mercoledì 16 dicembre 2009

Pace Incivile

Per gli italiani di oggi, come per quelli di ieri, sembra davvero impossibile non dividersi tra gente di destra e popolo di sinistra. Si è passati dalla contrapposizione in armi della Guerra Civile nel dopoguerra, ad una snervante Pace Incivile, in cui il rispetto delle regole ed il senso dello Stato sono ogni giorno ridicolizzati.
Gli italiani sono "politici" almeno quanto sono "sportivi". Si limitano quasi sempre ad una partecipazione simile ad un tifo da stadio. Come i ragazzini si impegnano ad imitare Totti o Del Piero, ecco che i signori Rossi, Verdi o Bianchi non aspettano altro che dare sfoggio del loro fervore politico, imitando gli illustri esempi dei loro beniamini a Montecitorio od a Palazzo Madama. Illustri ma spesso incivili, come chi si ricorda di urla, sputi e schiamazzi nelle aule del Parlamento, sicuramente pensa. 
La corsa ad alzare quotidianamente i toni è affare di quotidiano squallore. Da un lato si affogano in una strumentale ed ingiusta emotività le regole della nostra democrazia. Dall'altra si approfitta di qualsiasi battito d'ali per esasperare i toni, forse nella certezza che così facendo si mantiene alto l'unica ragione del sostegno popolare di cui si gode. Gli Italiani stanno nel mezzo, come la maggior parte degli impotenti spettatori di una partita in cui gli stessi giocatori non ammettono arbitri.
Ecco perché mi sento di definire, coniando una nuova espressione,  i giorni d'oggi come tempi di Pace IncivileDue termini che insieme formano il corrispondente di Guerra Civile, se si gioca con le parole, come si fa quando si rigirano i calzini. Brutto momento per il nostro paese. Questo clima di odio non serve a nessuna persona di buona volontà. Serve solo ad una classe di persone che, schierate da una parte e dall'altra, non hanno nessuna ragione di essere la dove sono, se non per formare ordinate truppe al servizio di poteri che non hanno certo a cuore il destino degli italiani. Fatico a trovare un numero significativo di buone  leggi e riforme, negli ultimi anni, fatte a beneficio dell'Italia, almeno in relazione all'ingente mole di lavoro che il Parlamento si vanta di svolgere. Ricordatevene quando sarà l'ora di scegliere i candidati alle prossime elezioni. Pretendete che i partiti per cui tifate, almeno per una volta vi stiano a sentire, per candidare anche chi possa rappresentare le vostre istanze. Non limitatevi a farvi abbindolare con crociate contro quelli di destra o quelli di sinistra. Pensate a voi, alle vostre famiglie ed ai vostri giovani. Se non lo fate voi, almeno nella cabina elettorale, chi pensate che lo debba fare?
Ecco un video di LEXCIVILIS, disponibile su Youtube o su Facebook. Mette in immagini ed in musica quanto sopra scritto.



sabato 5 dicembre 2009

Popolo di poeti e navigatori

Uno sguardo alla più recente attualità italiana potrebbe far pensare che oggi tutto è permesso. Nessun limite viene più posto alle forme ed ai modi in cui ci si può esprimere. Questo sembra valere sia per i potenti che per i deboli. Voglie, passioni, bisogni, ambizioni, possono travalicare qualsiasi limite che il buon senso, il buon gusto, o più semplicemente un minimo di senso civile, pongono con naturalezza alla libertà di ciascuno. Sembra davvero arcaico dire, come facevamo solo pochi decenni fa, che la nostra libertà finisce là dove  inizia quella degli altri.
Ecco quello che vediamo, in una selezione abbastanza casuale:

  • un uomo di stato ospita festini a luci rosse, organizzati con l'aiuto di un implicato in processi per corruzione che gli fornisce signorine compiacenti, in barba a tutte le norme di sicurezza previste dalle scorte:
  • una spiacevole e strana tendenza per esponenti di un certo rilievo del partito Democratico a venire associati a frequentazioni di transessuali;
  • i giornali di un uomo potente con altre responsabilità nello Stato che, in modo straordinariamente sincrono con alcune televisioni, fanno campagne denigratorie e ricattatorie contro chi osa attaccare il loro signore;
  • l'onnipresenza presenza in televisione, di programmi che solleticano i più beceri e sordidi pruriti, mostrando in modo morboso ricostruzioni di situazioni fortemente deviate, o proponendo modelli vincenti in cui solo il caso, la superstizione e la fortuna,  determinano il nostro destino;
  • gli operai di una fabbrica che rischia la chiusura che, dimenticati da media e dai politici locali, accorsi troppo tardi, riescono a passare dalla ragione al torto bloccando l'autostrada;
  • le persone che infieriscono con il clacson ed insultano chi, alla guida di un'autovettura, si permette di rallentare l'andatura, magari per parcheggiare;
  • parecchi "fuori di testa" che alla guida di scooter e moto, scordano di essere genitori, coniugi o figli di qualcuno che li aspetta a casa e si esaltano in assurde e peridcolosissime gincane tra le auto;
  • giovani che vanno a scuola solo per coltivare la loro attitudine al bullismo, dimostrandosi maleducati e sfrontati di fronte agli insegnanti ed ai loro compagni;
  • genitori che non accettano che i professori facciano critiche all'operato dei loro figli, a cui tutto deve essere permesso, magari proprio perché così "rompono" di meno;
  • persone che ti passano davanti nelle code dal medico, al supermercato o magari in autostrada.

Dai potenti ai deboli, vediamo sempre più spesso esempi di brusche cadute di stile. Eravamo un popolo gentile, cultore vero delle arti e delle più edificanti professioni. Italiano era sinonimo di "cortesia" ed "ospitalità", condite con un'innegabile genialità ed allegria che ci rendeva giustamente simpatici.
Qualche cosa si è impadronito dell'anima di questo popolo, che diventa troppo spesso esempio di falsità, di arroganza e maleducazione. Le buone maniere non sono solo date da un'aspetto curato, profumato e da  modi all'apparenza gentili. Sono lo specchio di un'anima veramente tale.

Pochi sanno che lo zucchero, sparso sulle piaghe, le fanno guarire. Sono molti che invece spargono tutti i giorni il sale, sulle ferite dell'Italia e degli italiani. Sta a noi abbandonare questa strada di decadenza e diventare zucchero.


martedì 1 dicembre 2009

Minareti svizzeri


La democrazia svizzera si muove sulla base di una fortissima partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese. Si tratta, probabilmente, dello stato al mondo in cui si fa maggior ricorso alla cosiddetta democrazia diretta. Gli svizzeri beneficiano di un'amministrazione pubblica molto snella, distribuita su base realmente federale, improntata a criteri di assoluo pragmatismo, tali da fare invidia ai più tradizionalisti inglesi. Non vale, ad esempio, il vivere la politica con spirito da tifosi, oppure anche solo il vedere le decisioni dell'organo esecutivo centrale, come le uniche che possano muovere il quadro normativo. La raccola delle norme ufficiali occupa pochi volumi e le principali leggi sono soggette a processi di consultazione popolare che possono incidere profondamente.
La settimana scorsa è accaduto che un referendum popolare, indetto da alcune forze che non hanno nella tolleranza e nel rispetto dei diritti civili le loro migliori qualità, e per la maggior parte esterne al Consiglio federale, abbia chiesto agli svizzeri se si dovessero impedire le costruzioni dei nuovi minareti, ottenendo un insperato successo. Quello che è successo poi nelle cancellerie europee è facilmente intuibile.

Monsignor Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio consiglio dei migranti,  parla di «un duro colpo alla libertà religiosa e all'integrazione» sottolineando «non vedo come si possa impedire la libertà religiosa di una minoranza, o a un gruppo di persone di avere la propria chiesa». Carl Bildt, ministro degli Esteri della Svezia, presidente di turno dell'Ue,  parla di «espressione di un notevole pregiudizio e forse anche di paura, ma è chiaro che è un segnale negativo sotto ogni aspetto, su questo non c'è dubbio». A seguire si sono espressi con toni simili anche il Presidente del Consiglio d'Europa, il protavoce dell'Alto commissariato ONU per i diritti umani, il ministro francese dell'Immigrazione, e persino il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini.
Voglio aggiungere anche la mia ininfluente voce a quella di tanti personaggi. Penso che una tale norma sia incivile, anche se in generale ammetto che ci possano essere limitazioni, ad esempio di ordine urbanistico, a qualsiasi tipo di costruzione. Parlo però di ragioni che debbono tener conto con  grande liberalità, dell'esigenza di consentire la partecipazione religiosa delle persone. Se si pensa che i cittadini di un quartiere, debbano potersi esprimere sulla costruzione vicino alle loro case, di uno stadio o di una centrale elettrica, appare possibile poter fare altrettanto in relazione a campanili o minareti. Perlomeno per quanto riguarda l'afflusso di folle o l'installazione di campane od altoparlanti.
Volendo come al solito capire meglio, ho cercato sul sito del Consiglio federale svizzero, le dichiarazioni e le notizie su questo fatto. Ho trovato due notizie, una sull'approvazione dell'iniziativa popolare ed una seconda riportante un severo commento sulla vicenda. Ne emerge una situazione molto particolare in cui il Consiglio, l'analogo del Governo, fa delle riflessioni molto critiche e concrete sull'iniziativa popolare, ancor prima che si scatenassero le critiche dell'Europa.

Approvata l'iniziativa popolare «Contro l'edificazione di minareti»
Berna, 29.11.2009 - La maggioranza dei cittadini svizzeri e dei Cantoni ha approvato l'iniziativa popolare «Contro l'edificazione di minareti». In Svizzera sarà quindi vietato costruire nuovi minareti. Il Consiglio federale rispetta questa decisione. L'esito della votazione non ha effetto sui quattro minareti già esistenti e l'edificazione di moschee continua a essere possibile. Anche in futuro in Svizzera i musulmani potranno quindi coltivare il proprio credo religioso praticandolo individualmente o in comunità.

Il Consiglio federale e una netta maggioranza del Parlamento si erano dichiarati contrari all'iniziativa. Per la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), l'esito della votazione è espressione delle paure diffuse nella popolazione nei confronti di correnti islamiche fondamentaliste, che potrebbero rifiutare le nostre tradizioni statali e non riconoscere il nostro ordinamento giuridico. «Questi timori vanno presi sul serio e il Consiglio federale lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Tuttavia, il Consiglio federale riteneva che un divieto di edificare nuovi minareti non fosse uno strumento efficace nella lotta contro tendenze estremiste.»
Il divieto non viene applicato ai quattro minareti già esistenti. Continua inoltre a essere possibile edificare e utilizzare le moschee e i luoghi di culto islamici. «L'odierna decisione popolare riguarda soltanto l'edificazione di nuovi minareti e non significa un rifiuto della comunità dei musulmani, della loro religione e della loro cultura. Il Consiglio federale se ne fa garante», ha sottolineato la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf. La pace religiosa è sempre stata e resta un elemento cardine dell'ormai consolidato modello di Stato svizzero. Il dialogo tra le comunità religiose e sociali e le autorità deve essere portato avanti e rafforzato. Il rispetto e la tolleranza per chi ha opinioni diverse dalle nostre ne sono i presupposti imprescindibili.

Portavoce del Consiglio federale

Convivere in modo pacifico anche senza nuovi minareti
Berna, 29.11.2009 - La CFR ribadisce l'importanza di una coesistenza pacifica delle religioni e invita il Governo a migliorare la protezione dei musulmani in Svizzera.

Anche se l'iniziativa antiminareti, con il suo divieto altamente problematico, è stata accolta, la posizione difesa dagli oppositori mantiene in tutto e per tutto la sua validità: i problemi non possono essere risolti semplicemente proibendo la costruzione di nuovi minareti. I diritti e le libertà fondamentali garantiti dalla Costituzione federale sono e devono restare il pilastro di una convivenza pacifica e rispettosa fra persone di religioni e culture diverse in Svizzera. Il fatto che a ridosso della votazione si sia sviluppato anche un dibattito interreligioso aperto è un segnale che lascia ben sperare: il dialogo andrebbe coltivato, così da poter dare i suoi frutti.Tuttavia, il modo in cui la questione dei minareti è stata presentata ha offeso le persone di religione musulmana in Svizzera. Occorre perciò vigilare su un'eventuale ulteriore limitazione dei loro diritti e delle loro libertà personali e su possibili futuri interventi parlamentari che vanno a colpire questa minoranza. La CFR invita il Consiglio federale ad adottare provvedimenti fattivi per difendere la comunità musulmana dalla calunnia e dalla discriminazione e a non chiudere la questione semplicemente con parole che si vogliono rassicuranti. 

il Presidente della Commissione Federale contro il Razzismo

Fa pensare, e molto, il fatto che sotto alla prima notizia è proposto lo stesso testo in formato pdf ed in lingua araba. Sotto alla seconda, ci sono l'email, il telefono ed il fax di Georg Kreis, presidente della CFR, autore del commento.

Voglio mantenere alta l'attenzione nei confronti di sbocchi normativi  discutibili sotto il profilo civile, pur se scaturiti da forme allargate di partecipazione popolare, come quello sui minareti in Svizzera. Tuttavia mi trovo a riflettere se non sia comico che il  Ministro degli Esteri Italiano critichi il modo di procedere del Governo svizzero, su questi argomenti. Non penso ad esempio che l'Italia abbia pubblicato nelle principali lingue degli stranieri che cercano rifugio in Italia, il testo della Legge 94 del 2009 che introduceva il reato di immigrazione clandestina. Neppure si è vista traccia di dichiarazioni così articolate che mettano in discussione una decisione presa, lasciando sempre aperto lo spazio per una ulteriore riflessione.

Tutto questo per dire semplicemente che l'integrazione dei cittadini stranieri, specie  se provenienti da culture molto diverse dalla propria, è un processo difficile in molte parti del mondo. Se non si metterà mano a concetti come eguali condizioni di accoglienza nei diversi paesi del mondo, il rispetto dei diritti dei singoli, nuove forme di accettazione delle regole fondanti degli stati di cui si vuole diventare cittadini, ci si troverà sempre di fronte a leggi anti-minareto od anti-campanili. Prima di scandalizzarci per ciò che accade nella casa del vicino, bisognerebbe riflettere su quello che accade nella nostra. Non mi sembra che si possano dare lezioni ai vicini svizzeri, quando si parla di cassa integrazione a metà per gli stranieri, quando si va a breccetto con chi porta al pascolo maiali sulle aree destinate a nuove moschee, quando si parla a vanvera di un crocifisso vuoto da apporre obbligatoriamente sui muri o da mettere sulla bandiera, senza nessun rispetto per quel povero Cristo che vi è stato inchiodato sopra dalla nostra indifferenza.
Edoardo Capulli

giovedì 22 ottobre 2009

Incontro o meglio re-incontro con l'impegno civile sul web

Alle prese per la prima volta con un blog mi sento in effetti come un marziano. E mi stupisco ancor di piu' considerando la mia provenienza professionale ovvero l'ambito tecnologico nel quale lavoro.
Da qui mi sorge immediata una riflessione che mi balenava nella mente già da tempo, e che devo dire, il recente incontro (sarebbe meglio dire re-incontro) con Edoardo ha come risvegliato.
Viviamo, o almeno io, come ovattati: circondati da enormi potenzialità che malamente sappiamo cogliere o peggio utilizzare. Il blog appunto. Internet e il suo ampio, smisurato, bacino. Ed ecco allora il mio umile approccio in questo smisurato mondo. Vorrei per quanto mi sarà possibile non rendere vano questo strumento e utilizzarlo in maniera degna ma soprattutto coinvolgente per me e, spero, per tanti altri che possano e vogliano dare il loro contributo.
A presto.
Andrea Vicariucci

mercoledì 7 ottobre 2009

E a noi lo SCUDO chi ce lo da?

Un amico di Venezia qualche giorno fa commentava così l'approvazione del famigerato SCUDO FISCALE: «Uno Scudo ci vorrebbe davvero, per i cittadini onesti: ma da mettere a protezione del didietro!». LEXCIVILIS sta lavorando ad un progetto di tale scudo, leggero, funzionale e facile da indossare. Ecco il primo bozzetto. Pubblicheremo tutti i bozzetti che vorrete inviarci, che rientrino nei normali limiti della decenza.