La democrazia svizzera si muove sulla base di una fortissima partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese. Si tratta, probabilmente, dello stato al mondo in cui si fa maggior ricorso alla cosiddetta democrazia diretta. Gli svizzeri beneficiano di un'amministrazione pubblica molto snella, distribuita su base realmente federale, improntata a criteri di assoluo pragmatismo, tali da fare invidia ai più tradizionalisti inglesi. Non vale, ad esempio, il vivere la politica con spirito da tifosi, oppure anche solo il vedere le decisioni dell'organo esecutivo centrale, come le uniche che possano muovere il quadro normativo. La raccola delle norme ufficiali occupa pochi volumi e le principali leggi sono soggette a processi di consultazione popolare che possono incidere profondamente.
La settimana scorsa è accaduto che un referendum popolare, indetto da alcune forze che non hanno nella tolleranza e nel rispetto dei diritti civili le loro migliori qualità, e per la maggior parte esterne al Consiglio federale, abbia chiesto agli svizzeri se si dovessero impedire le costruzioni dei nuovi minareti, ottenendo un insperato successo. Quello che è successo poi nelle cancellerie europee è facilmente intuibile.
Monsignor Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio consiglio dei migranti, parla di «un duro colpo alla libertà religiosa e all'integrazione» sottolineando «non vedo come si possa impedire la libertà religiosa di una minoranza, o a un gruppo di persone di avere la propria chiesa». Carl Bildt, ministro degli Esteri della Svezia, presidente di turno dell'Ue, parla di «espressione di un notevole pregiudizio e forse anche di paura, ma è chiaro che è un segnale negativo sotto ogni aspetto, su questo non c'è dubbio». A seguire si sono espressi con toni simili anche il Presidente del Consiglio d'Europa, il protavoce dell'Alto commissariato ONU per i diritti umani, il ministro francese dell'Immigrazione, e persino il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini.
Voglio aggiungere anche la mia ininfluente voce a quella di tanti personaggi. Penso che una tale norma sia incivile, anche se in generale ammetto che ci possano essere limitazioni, ad esempio di ordine urbanistico, a qualsiasi tipo di costruzione. Parlo però di ragioni che debbono tener conto con grande liberalità, dell'esigenza di consentire la partecipazione religiosa delle persone. Se si pensa che i cittadini di un quartiere, debbano potersi esprimere sulla costruzione vicino alle loro case, di uno stadio o di una centrale elettrica, appare possibile poter fare altrettanto in relazione a campanili o minareti. Perlomeno per quanto riguarda l'afflusso di folle o l'installazione di campane od altoparlanti.
Volendo come al solito capire meglio, ho cercato sul sito del Consiglio federale svizzero, le dichiarazioni e le notizie su questo fatto. Ho trovato due notizie, una sull'approvazione dell'iniziativa popolare ed una seconda riportante un severo commento sulla vicenda. Ne emerge una situazione molto particolare in cui il Consiglio, l'analogo del Governo, fa delle riflessioni molto critiche e concrete sull'iniziativa popolare, ancor prima che si scatenassero le critiche dell'Europa.
Approvata l'iniziativa popolare «Contro l'edificazione di minareti»
Berna, 29.11.2009 - La maggioranza dei cittadini svizzeri e dei Cantoni ha approvato l'iniziativa popolare «Contro l'edificazione di minareti». In Svizzera sarà quindi vietato costruire nuovi minareti. Il Consiglio federale rispetta questa decisione. L'esito della votazione non ha effetto sui quattro minareti già esistenti e l'edificazione di moschee continua a essere possibile. Anche in futuro in Svizzera i musulmani potranno quindi coltivare il proprio credo religioso praticandolo individualmente o in comunità.
Il Consiglio federale e una netta maggioranza del Parlamento si erano dichiarati contrari all'iniziativa. Per la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), l'esito della votazione è espressione delle paure diffuse nella popolazione nei confronti di correnti islamiche fondamentaliste, che potrebbero rifiutare le nostre tradizioni statali e non riconoscere il nostro ordinamento giuridico. «Questi timori vanno presi sul serio e il Consiglio federale lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Tuttavia, il Consiglio federale riteneva che un divieto di edificare nuovi minareti non fosse uno strumento efficace nella lotta contro tendenze estremiste.»
Il divieto non viene applicato ai quattro minareti già esistenti. Continua inoltre a essere possibile edificare e utilizzare le moschee e i luoghi di culto islamici. «L'odierna decisione popolare riguarda soltanto l'edificazione di nuovi minareti e non significa un rifiuto della comunità dei musulmani, della loro religione e della loro cultura. Il Consiglio federale se ne fa garante», ha sottolineato la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf. La pace religiosa è sempre stata e resta un elemento cardine dell'ormai consolidato modello di Stato svizzero. Il dialogo tra le comunità religiose e sociali e le autorità deve essere portato avanti e rafforzato. Il rispetto e la tolleranza per chi ha opinioni diverse dalle nostre ne sono i presupposti imprescindibili.
Portavoce del Consiglio federale
Convivere in modo pacifico anche senza nuovi minareti
Berna, 29.11.2009 - La CFR ribadisce l'importanza di una coesistenza pacifica delle religioni e invita il Governo a migliorare la protezione dei musulmani in Svizzera.
Anche se l'iniziativa antiminareti, con il suo divieto altamente problematico, è stata accolta, la posizione difesa dagli oppositori mantiene in tutto e per tutto la sua validità: i problemi non possono essere risolti semplicemente proibendo la costruzione di nuovi minareti. I diritti e le libertà fondamentali garantiti dalla Costituzione federale sono e devono restare il pilastro di una convivenza pacifica e rispettosa fra persone di religioni e culture diverse in Svizzera. Il fatto che a ridosso della votazione si sia sviluppato anche un dibattito interreligioso aperto è un segnale che lascia ben sperare: il dialogo andrebbe coltivato, così da poter dare i suoi frutti.Tuttavia, il modo in cui la questione dei minareti è stata presentata ha offeso le persone di religione musulmana in Svizzera. Occorre perciò vigilare su un'eventuale ulteriore limitazione dei loro diritti e delle loro libertà personali e su possibili futuri interventi parlamentari che vanno a colpire questa minoranza. La CFR invita il Consiglio federale ad adottare provvedimenti fattivi per difendere la comunità musulmana dalla calunnia e dalla discriminazione e a non chiudere la questione semplicemente con parole che si vogliono rassicuranti.
il Presidente della Commissione Federale contro il Razzismo
Fa pensare, e molto, il fatto che sotto alla prima notizia è proposto lo stesso testo in formato pdf ed in lingua araba. Sotto alla seconda, ci sono l'email, il telefono ed il fax di Georg Kreis, presidente della CFR, autore del commento.
Voglio mantenere alta l'attenzione nei confronti di sbocchi normativi discutibili sotto il profilo civile, pur se scaturiti da forme allargate di partecipazione popolare, come quello sui minareti in Svizzera. Tuttavia mi trovo a riflettere se non sia comico che il Ministro degli Esteri Italiano critichi il modo di procedere del Governo svizzero, su questi argomenti. Non penso ad esempio che l'Italia abbia pubblicato nelle principali lingue degli stranieri che cercano rifugio in Italia, il testo della Legge 94 del 2009 che introduceva il reato di immigrazione clandestina. Neppure si è vista traccia di dichiarazioni così articolate che mettano in discussione una decisione presa, lasciando sempre aperto lo spazio per una ulteriore riflessione.
Tutto questo per dire semplicemente che l'integrazione dei cittadini stranieri, specie se provenienti da culture molto diverse dalla propria, è un processo difficile in molte parti del mondo. Se non si metterà mano a concetti come eguali condizioni di accoglienza nei diversi paesi del mondo, il rispetto dei diritti dei singoli, nuove forme di accettazione delle regole fondanti degli stati di cui si vuole diventare cittadini, ci si troverà sempre di fronte a leggi anti-minareto od anti-campanili. Prima di scandalizzarci per ciò che accade nella casa del vicino, bisognerebbe riflettere su quello che accade nella nostra. Non mi sembra che si possano dare lezioni ai vicini svizzeri, quando si parla di cassa integrazione a metà per gli stranieri, quando si va a breccetto con chi porta al pascolo maiali sulle aree destinate a nuove moschee, quando si parla a vanvera di un crocifisso vuoto da apporre obbligatoriamente sui muri o da mettere sulla bandiera, senza nessun rispetto per quel povero Cristo che vi è stato inchiodato sopra dalla nostra indifferenza.
Edoardo Capulli